Il titolo è scarno, brullo, magro. Ma la galleria dei ritratti del Maestro Durand è un palinsensto di meraviglie.
Volti e anime dietro, di tutti i tipi, di tutte le espressioni, di tutti i voli audaci di una mente in continua, progressiva,
ardita escalation verso il meglio, verso il "pretendo di più da me!"
Audacia della tecnica, arditezza di una consumata esperienza, voli abissali come l'incredibile Pegaso e il suo impeccabile, statuario cavaliere. Mito e leggenda, realismo e fantasia come nelle immortali saghe di Tolkien.Non so se il Maestro abbia letto libri del raffinato scrittore sudafricano. Ma, anche involontariamente, i suoi dipinti ne portano l'ineffabile colpo di genio, anzi lo superano, in un volo di Icaro verso l'impossibile, intessuto dalle trame d'oro delle fiabe nordiche mutuate da un impareggiabile splendore mediterraneo. Un ritratto sul quale i miei occhi si sono soffermati a lungo è quello di Lady Christine de La Rue, vuoi per l'inusitata inventiva del Pittore, vuoi per la glaciale immobilità dell'aristocratica donzella.
Volto oblungo rivestito di capelli d'oro, ricorda l’Elfo Legolas del Signore degli anelli, abiti di un'enfatizzata raffinatezza . Sete e velluti, raso e bisso. E dietro una magica foresta, come quelle misteriose, inquietanti, brulicanti di magiche atmosfere di Tolkien nei suoi scritti di "stregone della parola", come uno dei suoi personaggi più importanti: Gandalf il grigio, conoscitore di antichi misteri e ancora di più dell'insondabile, imperscrutabile animo umano. E che dire poi dell'espressione trasognata di Maria Vittoria Corti Grazzi, ritratta vestita di mare, di cielo, di sogni.
E infine colpisce la casta, inquietante, virginale seminudità della nordica Ludmilla dai seni di corallo e il viso di perla celato dietro occhiali d'ombra, quasi a nasconderne l'anima, i sentimenti , il respiro, i sospiri, i segreti… Opera giovanile del Durand, avrà avuto circa 23 anni, con un calcolo rapido. I toni cromatici delicati, pastello sono un soffio di brezza marina. L'atmosfera incanta nella sua innaturale staticità.
Sogno di un sogno.
Giulio De Monaco
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