Il Savone delle ferriere
Nasce tra i boschi di Rocca Monfina questo fiume, nel cui remoto etimo sembra risuonare il gorgoglio possente delle sue acque che si frangono contro la dura pietra del fondale, splendido e sinuoso, che corre incassato fino alle Vomite, là sovrastato dai basalti di Monte Lucno e Pendina, ove il suo fecondo corso alimentava le scomparse turbine della prima centrale elettrica.
Ma molti altri opifici, più a valle, attendevano la sua offerta. Poi da S.Paride, domo e soddisfatto del suo tributo, più lento e tranquillo, dopo aver ricevuto le acque dal Rio d'Assano, s'inoltra verso le fonti calene di Francolise, lasciandosi a sinistra la boscosa quiete di Montanaro.
Più oltre lavori improvvidi ne hanno cancellato le originarie sponde, che reggevano il celebre Ponte Campano, ricordato da Orazio in una delle sue più belle e famose satire.
Ed ormai, spento di ogni slancio, imputridito da liquami e cloache, va a riversarsi, rassegnato, nel padre Tirreno, tra le sabbie, ora impure, di quelli che furono gli splendidi lidi decantati da Virgilio Marone.
Che diversità tra la sua spenta foce ed il suo tratto. Ancor oggi, per quanto in alcuni punti rozzamente lordato da scarichi fognari, percorrere il suo primo tratto significa immergersi in sensazioni incomparabili. Dalla ferriera di Centonoci al molino di Boccaladrone, tra rivoli d'acqua sorgiva, che dai costoni ricadono, trillanti, nel suo corso, felci di mille nature inverdiscono il suo andare.
Più avanti possenti castagni protendono la loro poderosa impalcatura, mentre le sponde sono ingentilite da multiformi ninfee.
Più giù i ruderi di una piccola ferriera preludono a quella più grande delle Vomite, ove fino agli anni '60 le sue acque muovevano i poderosi, ritmati magli a piegare e modellare le scintillanti pagnotte di rame.
Con un salto netto piomba verso la sottostante sorgente d'acqua ferruginosa, nunzia di quella polla carboniosa, i cui neri residui ricoprono di luccicante patina le foglie ed i rami in essa ricaduti.
Ed oltre, dalle fenditure del basalto, col modesto ausilio di una foglia, è possibile suggere e godere della più leggera e frizzante delle acque minerali di cui la natura ha voluto gratificare i nostri colli.
Stretta tra due pareti di roccia celate dalle selve di castagno, una rudimentale diga di sassi e di felci riusciva a creare una piscina sufficiente ad accogliere le prime annaspanti bracciate di generazioni di fanciulli, che qui, tra la natura più bella e pura, venivano a stemperare le loro membra dell'arsura estiva.
Più avanti le acque sono ingiallite dai fanghi ferruginosi delle Caldarelle, mentre presso il Ponte degli Svizzeri, il “mulinello”, attivo fino a qualche anno fa, trasformava in candida, fragrante farina le messi dorate.
Poi il molino del Cavone, prossimo al suggestivo ponticello a schiena d'asino, precede quello del Sorbo, ove un maestoso salice piangente protende le sua verde chioma verso la sottostante passerella di tavole.
La “ferriera vecchia” era uno degli ultimi opifici ad essere animato dalle munifiche acque del Savone, che con un estremo, generoso sforzo, muoveva le pale dei due molini di S.Paride. Quanta fatica in sì lungo tratto.
Scivolava, poi, pigro e lento, pago di tanta opera e di tanto dono, verso lidi più diversi e lontani, tra fondali piatti e melmosi, che là non permettono alle sue acque, a monte risonanti e liete, di contribuire, con il loro inesausto frangersi, a comporre quella ineguagliabile sinfonia della natura, che più non scorda chi ha bagnato le sue labbra nelle magiche acque del Savone delle Ferriere.
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